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A Licodia Eubea l’archeologia si racconta al cinema

Nel borgo ibleo torna il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico, l’unica rassegna internazionale in Sicilia dedicata al documentario storico, archeologico ed etnoantropologico. Ingresso gratuito.

Ci sono festival che si misurano dal numero di poltrone occupate e altri che si misurano da quanto cambiano il posto in cui accadono. Il Festival della Comunicazione e del Cinema Archeologico appartiene alla seconda categoria: ogni ottobre trasforma Licodia Eubea — poco più di duemila anime su un’altura dei Monti Iblei, in provincia di Catania — nella capitale italiana del documentario archeologico.

Non è un modo di dire. Per cinque giorni il centro storico diventa una sala di proiezione diffusa, con registi, archeologi, produttori e operatori museali arrivati da mezzo mondo per discutere di come si racconta l’Antico a chi archeologo non è.

Un festival nato dal territorio

La manifestazione è ideata e diretta da Alessandra Cilio, archeologa e sceneggiatrice, e da Lorenzo Daniele, regista e autore. Nasce dalla sinergia tra due realtà associative locali: l’Associazione Culturale ArcheoVisiva ETS e la sezione licodiana di Archeoclub d’Italia intitolata a “Mario Di Benedetto”.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso quanto concreto: rendere l’archeologia una disciplina pubblica. Non un sapere chiuso nei dipartimenti universitari, ma un patrimonio condiviso che parla a scolari, studenti, curiosi, appassionati, cittadini e turisti allo stesso modo. E, insieme, dare circuitazione a film e documentari che raramente trovano spazio nelle sale o nei palinsesti televisivi.

Il secondo obiettivo è forse quello che spiega meglio la vitalità della rassegna. Il documentario archeologico è un genere ricco, internazionale, spesso di altissima qualità produttiva — e quasi invisibile. Licodia Eubea gli offre uno schermo, un pubblico e una giuria.

Cosa succede durante il Festival

Il programma si articola su quattro assi principali:

Le proiezioni. Documentari, docu-fiction e film d’animazione destinati a fasce di pubblico diverse, con un numero significativo di prime nazionali e internazionali in concorso. Nelle edizioni recenti il cartellone ha superato i quaranta titoli.

Gli incontri di archeologia. Conversazioni con archeologi, ricercatori, registi e produttori impegnati nella divulgazione. È il momento in cui il festival diventa un vero tavolo di lavoro fra chi scava e chi filma.

Le mostre e gli eventi collaterali. Esposizioni fotografiche a tema, installazioni di artisti siciliani, masterclass di regia e di giornalismo, laboratori per bambini e ragazzi. Un capitolo a parte meritano le proiezioni di filmati muti degli anni Dieci musicati dal vivo: cinema delle origini che incontra l’archeologia, con un effetto che vale da solo il viaggio.

I premi. Il Premio Antonino Di Vita, assegnato da un comitato scientifico a chi ha dedicato la propria attività professionale alla divulgazione dell’Antico; il Premio Archeoclub d’Italia, votato dal pubblico in sala; il Premio ArcheoVisiva, attribuito dalla giuria di qualità al miglior film.

Il borgo come parte del programma

Uno degli elementi che distinguono Licodia Eubea da rassegne analoghe è il rapporto con il territorio. Il festival non si limita a occupare gli spazi del monastero di San Benedetto e Santa Chiara e le piazze del centro: propone visite guidate al Museo Civico “Antonino Di Vita” ed escursioni nel territorio, tra siti archeologici, emergenze monumentali e paesaggi ibleti.

Chi arriva per un film finisce spesso per scoprire una necropoli, una masseria o una cantina. E il Calatino, con la sua enogastronomia, fa il resto.

Negli anni la formula si è aperta anche oltre i confini comunali, con collaborazioni con associazioni, realtà museali e attività produttive dell’area iblea. Non è più soltanto un festival che abbraccia un territorio: è un territorio che abbraccia il festival.

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