La morte di Domenico, il bambino di due anni deceduto sabato dopo un lungo ricovero, ha riacceso l’attenzione su una vicenda che da settimane scuote l’opinione pubblica. Alla base del dramma ci sarebbe una complessa catena di errori legati al trapianto di cuore eseguito a dicembre e alle condizioni in cui l’organo sarebbe arrivato in ospedale.
Il piccolo, affetto da una grave cardiopatia, era in attesa di un cuore compatibile. La disponibilità dell’organo, individuato a Bolzano, aveva acceso la speranza della famiglia alla vigilia di Natale. Tuttavia, secondo le prime ricostruzioni, il cuore sarebbe stato danneggiato durante il trasporto, probabilmente a causa dell’utilizzo improprio di ghiaccio secco e di un sistema di conservazione non adeguato.
Quando l’organo arrivò a Napoli, i medici avrebbero scoperto le criticità solo in sala operatoria, dopo aver già rimosso il cuore malato del bambino. Nonostante il sospetto di un grave deterioramento, l’équipe decise comunque di procedere con l’intervento, non avendo alternative immediate. Il tentativo di far ripartire il nuovo cuore non diede però i risultati sperati e Domenico fu collegato alla macchina Ecmo per mantenerlo in vita.
Da quel momento iniziò una lunga battaglia durata quasi due mesi. Il bambino rimase in terapia intensiva, mentre si cercava un nuovo organo compatibile. Col passare delle settimane, però, le sue condizioni si sono aggravate al punto da rendere impossibile un secondo trapianto.
Sabato è arrivato l’epilogo: dopo giorni di peggioramento clinico e 59 giorni di ricovero, Domenico è morto all’ospedale Monaldi di Napoli. La notizia ha suscitato dolore e indignazione, alimentando interrogativi sulle responsabilità lungo tutta la filiera del trapianto.
La Procura ha aperto un’inchiesta per chiarire ogni passaggio della vicenda e verificare eventuali errori o negligenze. Sei operatori sanitari risultano già coinvolti negli accertamenti e sono stati acquisiti documenti e dispositivi utili a ricostruire quanto accaduto.
La famiglia del bambino chiede verità e giustizia, mentre il caso continua a sollevare interrogativi più ampi sulla gestione dei trapianti e sulle procedure di sicurezza necessarie per evitare tragedie simili. Intanto, la storia di Domenico resta quella di un bambino che ha lottato fino all’ultimo e di una comunità che, negli ultimi giorni, si è stretta attorno ai suoi genitori.


