A partire da martedì 14 aprile e fino a sabato 18 aprile 2026, gli autotrasportatori siciliani incrociano le braccia in segno di protesta contro i continui e insostenibili rincari del carburante. La mobilitazione, indetta per cinque giorni, è stata pensata per far sentire la voce della categoria senza però creare disagi diretti alla viabilità cittadina: i sindacati e i comitati promotori hanno infatti confermato che il fermo avviene senza la costituzione di blocchi della circolazione o presidi stradali fisici.
Nonostante l’assenza di ostacoli sulle strade, gli effetti dello stop si stanno rivelando pesanti per l’economia e la logistica dell’Isola. Con un’adesione allo sciopero che si aggira intorno al 90%, i porti commerciali siciliani risultano di fatto paralizzati, con le operazioni di carico e scarico delle merci completamente bloccate.
La notizia dello sciopero ha inevitabilmente generato un effetto a catena sulla popolazione: il timore di un imminente svuotamento degli scaffali dei supermercati e di rimanere a secco ha spinto moltissimi cittadini a prendere d’assalto le stazioni di servizio, creando file interminabili ai distributori di benzina già dalle ore precedenti l’inizio della protesta.
Nel frattempo, le istituzioni cercano di correre ai ripari. Il governo regionale ha annunciato l’intenzione di varare un emendamento che prevede uno stanziamento di 25 milioni di euro, un fondo d’emergenza pensato per aiutare i vari comparti produttivi colpiti dalla crisi e tentare di smorzare le tensioni, mentre si guarda con preoccupazione al rischio che la protesta possa allargarsi presto anche a livello nazionale.


